Biblioterapia e rimedi letterari
I libri fanno parte della mia vita sin da quando sono molto piccola.
Ricordo che mi piaceva molto farmi leggere le storie da mia zia e, a furia di leggere sempre la mia storia preferita, finivo per imparare a memoria alcuni passaggi e facevo quindi finta di leggere già a 3 anni!
Da attività ludico-affettiva nei primi anni, la lettura è diventata poi parte integrante del mio percorso di crescita, fino a quando da adolescente non è diventata una sorta di “via di fuga” rispetto a situazioni e vissuti che mi facevano male.
È stata evasione, sfogo, riflessione, intrattenimento, conforto, stimolo, compagnia, arricchimento interiore, speranza …. e, tra alti e bassi, non mi ha mai abbandonato.
Ti racconto questo perché vorrei che ti arrivasse il senso profondo del tema che voglio affrontare: leggere è un modo alternativo per incontrarci, per conoscerci meglio, per guardarci dentro davvero.
Qualcuno dice che non sei tu a leggere un libro, ma è il libro a leggere te e questo è molto molto vero!
Ed è per questo che negli ultimi anni si è consolidata una pratica che in realtà è antichissima, quella della biblioterapia.
<< Che palle! >> - ti starai dicendo - << Adesso dobbiamo metterci a leggere per curarci! Poteva scegliere qualcosa di più veloce e interessante! >>… Aspetta. Fermati un attimo. Ascolta.
Non ti sto dando né compiti, né obblighi, né tantomeno soluzioni spicce per curare il tuo malessere interiore!
Voglio solo provare a darti un’altra visione, un’altra strada, una proposta alternativa a cui magari non hai mai pensato.
Negli ultimi anni la parola libroterapia è entrata sempre più spesso nel linguaggio comune. Se ne parla sui social, nei contesti educativi, nei percorsi di crescita personale. Questo interesse crescente non è casuale, racconta un bisogno profondo e attuale: quello di ritrovare spazi di senso, di rallentamento e di ascolto interiore.
Viviamo in un’epoca caratterizzata da iperstimolazione, velocità e richieste costanti di performance. Anche il mondo emotivo rischia di essere trattato con la stessa logica: soluzioni rapide, frasi motivazionali, ricette valide per tutti.
In questo scenario, la lettura rappresenta un gesto controcorrente. Leggere richiede tempo, attenzione, silenzio. Richiede di fermarsi. E la biblioterapia si inserisce proprio qui: come pratica che restituisce dignità alla lentezza e profondità all’esperienza emotiva.
Per questo, ti propongo una sorta di “sfida”: andiamo a vedere insieme cosa può dirti e proporti un percorso di biblioterapia e, se ne avrai voglia, cosa può accadere se metti le mani in pasta e provi a sperimentare un po’ … Partiamo!
Che cos’è la biblioterapia
In un libro molto utile su questo tema, Ella Berthoud e Susan Elderkin danno una definizione molto precisa del termine biblioterapia: “ramo della medicina che cura certi disturbi dell’esistenza con la somministrazione di opere di narrativa”.
Intanto quello che mi colpisce subito leggendo questa definizione è l’uso del termine “ramo della medicina”: la lettura viene qui inserita tra le branche della medicina; ha a che vedere con un qualcosa che esiste per curarti, per farti guarire da un malessere.
E, in questo caso, il malessere di cui si parla non è fisico ma psichico, esistenziale.
Invece siamo ancora rimasti bloccati in una visione dove, forse, esiste di più il sintomo fisico per il quale la medicina ci propina spesso e volentieri una cura tangibile e oggettiva, rispetto al sintomo psichico, spesso concepito come impalpabile, aleatorio, non oggettivo e “concreto”.
La biblioterapia, invece, non discrimina tra i disturbi del corpo e quelli dell’anima/psiche e, proprio per questo, si presenta come un’ “attività medica” che cura somministrando libri, dei farmaci un po’ atipici a primo impatto!
L’idea che i libri possano avere un effetto curativo accompagna l’essere umano da secoli.
Nell’antica Grecia le biblioteche erano talvolta definite come luoghi di cura dell’anima: per esempio, Aristotele credeva negli effetti benefici della lettura e Aulo Cornelio Celso (sempre un filosofo greco) ne suggeriva la pratica.
Anche nel corso della storia, romanzi, poesie e testi filosofici hanno svolto una funzione di contenimento, orientamento e consolazione.
Nel Novecento il termine bibliotherapy compare ufficialmente in ambito medico e psicologico, inizialmente come supporto nei contesti ospedalieri: nasce in America negli anni ’30 con lo psichiatra William Menninger che usava prescrivere la lettura di libri ai suoi pazienti. Successivamente, la pratica viene studiata e integrata in diversi modelli teorici, dalla psicologia umanistica a quella cognitiva, fino agli approcci narrativi.
Questo breve richiamo storico serve a chiarire un punto fondamentale: la libroterapia non è una moda recente, ma una pratica che oggi trova nuove forme e nuove applicazioni.
Come funziona la biblioterapia
In sintesi, la libroterapia è l’utilizzo intenzionale e consapevole della lettura come strumento di supporto al benessere psicologico. Non si tratta semplicemente di leggere per distrarsi o rilassarsi, né di affidarsi ai libri come unica forma di auto-cura: la differenza fondamentale sta nell’intenzionalità e nella cornice.
In ambito professionale, la libroterapia viene utilizzata come strumento integrativo all’interno di percorsi psicologici o psicoterapeutici. In ambito divulgativo, può offrire spunti di riflessione, normalizzazione emotiva e comprensione di sé, purché non venga confusa con una terapia autonoma.
Un libro diventa “terapeutico” non per il suo contenuto in sé, ma per il modo in cui il lettore entra in relazione con esso: ciò che risuona, ciò che disturba, ciò che viene rifiutato o accolto.
È importante chiarire un equivoco molto diffuso: non esistono libri terapeutici in senso assoluto. Esistono libri che, in un determinato momento della vita, per una determinata persona, possono aprire riflessioni, emozioni, consapevolezze.
Un testo che per qualcuno è illuminante, per un altro può risultare distante o addirittura irritante. Anche questo è materiale prezioso: ciò che rifiutiamo di un libro parla di noi quanto ciò che amiamo.
Per questo motivo, la biblioterapia richiede sempre attenzione, personalizzazione e rispetto dei tempi individuali.
I libri aiutano perché raccontano storie. E le storie sono il modo naturale con cui gli esseri umani danno senso all’esperienza.
Quando leggiamo, possiamo riconoscerci in un personaggio, in una situazione, in un’emozione. Questo riconoscimento produce spesso un senso di sollievo: ciò che provo non è strano, non è unico, non è indicibile. Allo stesso tempo, la distanza narrativa offre protezione: il dolore è nella storia, non direttamente nella mia vita.
La lettura permette anche di dare parole a emozioni confuse. Molte persone arrivano in terapia dicendo: << Non so spiegare come mi sento >>: un libro, a volte, riesce a dirlo al posto loro.
La libroterapia può essere utile a molte persone, in momenti diversi della vita:
- a chi attraversa una fase di cambiamento;
- a chi vive ansia, tristezza o confusione emotiva;
- a chi fatica a dare parole alla propria esperienza;
- a chi desidera conoscersi meglio.
Allo stesso tempo, non è sempre indicata. In momenti di forte sofferenza o acuzie emotiva, la lettura può risultare troppo impegnativa o diventare una forma di evitamento: anche questo aspetto verrà approfondito nelle prossime puntate.
Per adesso ti lascio solo con una domanda: Ti è mai capitato di leggere un libro e sentirti profondamente vista/o, come se qualcuno avesse messo in parole qualcosa che non riuscivi a dire?
Se la risposta è sì, hai già fatto esperienza – forse senza saperlo – del potenziale libroterapeutico della lettura. Nella prossima puntata entreremo nel cuore del processo: cosa succede, a livello psicologico ed emotivo, quando leggiamo.
Intanto ti lascio come sempre qualche spunto di lettura utile se vuoi approfondire il tema:
- “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”, di E. Berthoud e S. Elderkin.
- “Crescere con i libri. Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici”, di E. Berthoud e S. Elderkin.
- “Pillole di carta e celluloide. Libri e film per curare la propria mente”, di F. Galassi.
Un caldo benvenuto a chi è approdato per caso su questa pagina e a chi ci è arrivato di proposito, insieme ad un grosso arrivederci a chi vorrà tornare a trovarmi.
