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Quando un libro può salvarti la vita

Le funzioni psicologiche della lettura


Spesso pensiamo alla lettura come ad un’attività rilassante, quasi automatica.

In realtà, leggere è un atto profondamente attivo.

 

Ma quali sono nello specifico i processi psicologici che si attivano mentre leggiamo?

 

 

Le funzioni psicologiche della lettura

 

Dal punto di vista psicologico, la lettura coinvolge contemporaneamente processi cognitivi, emotivi e corporei. Il corpo reagisce alle parole: il respiro cambia, alcune frasi colpiscono come un pugno allo stomaco, altre generano sollievo o commozione. Questo coinvolgimento globale è uno dei motivi per cui la lettura può diventare terapeutica.

 

Per comodità divido le funzioni della lettura in 6 categorie: andiamo a vederle una per una!

 

Funzione cognitiva

La lettura stimola numerose funzioni cognitive superiori, tipo l’attenzione sostenuta, la memoria semantica e di lavoro, la capacità inferenziale e il pensiero critico. Mentre legge, la Persona è costantemente chiamata a mantenere informazioni, collegare eventi, anticipare sviluppi narrativi e rivedere ipotesi interpretative.

Nei testi complessi, la mente costruisce vere e proprie mappe concettuali e narrative che allenano la capacità di organizzare l’esperienza in modo coerente. Questo processo ha ricadute dirette anche sulla vita quotidiana, migliorando la capacità di comprendere situazioni complesse e prendere decisioni.

Inoltre, leggere significa attribuire significato. Il testo non è mai neutro: viene interpretato alla luce delle esperienze, delle credenze e degli schemi mentali del lettore. In questo senso, la lettura diventa un luogo di incontro tra mondo interno e mondo esterno.

 

Funzione emotiva

La lettura, in particolare di testi narrativi, favorisce il riconoscimento e la comprensione delle emozioni. Attraverso i personaggi, il lettore entra in contatto con vissuti emotivi complessi, talvolta difficili da nominare nella propria esperienza diretta.

Questo processo contribuisce allo sviluppo dell’alfabetizzazione emotiva, che è la capacità di riconoscere, differenziare e dare un nome alle emozioni proprie e altrui.

Ancora, l’altra caratteristica importante della lettura è la distanza narrativa. Leggere una storia consente di guardare temi difficili – come la perdita, la paura, il fallimento – da una posizione relativamente sicura.

Questa distanza è particolarmente utile per chi fatica a parlare direttamente di sé: attraverso la storia di un altro, diventa possibile avvicinarsi gradualmente a emozioni intense, senza sentirsi esposti o giudicati.

Molte persone, in terapia, riescono a dire: “Quello che succede al personaggio mi ricorda qualcosa di me”: ed è spesso da qui che inizia un lavoro profondo…

Leggere, infatti, favorisce un processo chiamato mentalizzazione: la capacità di riflettere sui propri stati mentali e su quelli altrui. Attraverso i personaggi, impariamo a riconoscere emozioni, pensieri, intenzioni, e questo è particolarmente importante per chi fatica a entrare in contatto con il proprio mondo emotivo.

La lettura diventa, quindi, una palestra emotiva in cui allenare la consapevolezza senza sentirsi sotto pressione. Nel tempo, questo processo può tradursi in una maggiore capacità di nominare ciò che si prova e di comunicarlo agli altri.

La lettura può svolgere anche una funzione di regolazione emotiva. Può calmare, contenere, consolare, ma anche attivare e stimolare. Nei momenti di stress, ansia o tristezza, leggere può diventare una strategia di coping adattiva, favorendo la riduzione dell’arousal e il recupero di un senso di continuità interna.

 

Funzione simbolico-immaginativa

La lettura attiva il pensiero simbolico, consentendo di rappresentare conflitti interni, desideri e paure in forma metaforica. Il linguaggio simbolico permette di avvicinarsi a contenuti emotivamente intensi senza esserne travolti.

L’immaginazione stimolata dalla lettura amplia lo spazio psichico, favorendo creatività e capacità di pensiero alternative, e questo è particolarmente rilevante nei contesti terapeutici e di crescita personale.

 

Funzione empatico-relazionale

Numerosi studi mostrano come la lettura di narrativa, soprattutto di romanzi psicologicamente complessi, sia associata ad un aumento delle capacità empatiche. Entrare nella mente di un personaggio significa esercitare la teoria della mente, cioè comprendere pensieri, emozioni e intenzioni diverse dalle proprie.

Questa esperienza allena anche la capacità di decentramento, fondamentale nelle relazioni interpersonali.

Inoltre, il lettore spesso si riconosce nei personaggi o nelle situazioni narrate: questo riconoscimento produce un senso di appartenenza (“non sono solo”, “qualcun altro ha provato ciò che provo io”) che, dal punto di vista psicologico, ha un potente effetto validante.

 

Funzione identitaria

La lettura permette processi di identificazione con personaggi, valori, scelte di vita. Attraverso queste identificazioni, il lettore esplora possibili versioni di sé, desideri, paure e conflitti. Questo riconoscimento crea un ponte tra la storia raccontata e l’esperienza personale.

L’identificazione ha una funzione profondamente normalizzante. Sentire che qualcun altro ha vissuto emozioni simili alle nostre riduce il senso di isolamento e di stranezza che spesso accompagna la sofferenza psicologica.

Allo stesso tempo, l’identificazione non è mai totale. Il personaggio resta “altro da sé”, e proprio questa distanza permette di osservare il dolore senza esserne travolti. È una forma di contatto protetto con l’esperienza emotiva.

Il confronto con storie diverse favorisce, quindi, la differenziazione: chiarisce ciò che sentiamo vicino e ciò che rifiutiamo, contribuendo alla definizione dell’identità personale.

Secondo la psicologia narrativa, l’identità si costruisce come una storia coerente nel tempo: gli esseri umani pensano per storie. Raccontiamo ciò che ci accade per dare un senso agli eventi, per collegarli tra loro, per costruire una continuità.

La lettura offre modelli narrativi che aiutano a riorganizzare la propria storia personale, soprattutto nei momenti di crisi o di transizione. Infatti, quando una persona vive una sofferenza intensa, questa capacità narrativa può frammentarsi: i vissuti diventano confusi, privi di ordine e significato. Le storie lette offrono, allora, un modello narrativo esterno che può aiutare a riorganizzare l’esperienza interna.

 

Funzione trasformativa e terapeutica

Come sosteneva Winnicott, noto psicoanalista britannico, la lettura può essere considerata uno spazio transizionale: un’area intermedia tra realtà interna ed esterna in cui la Persona può sperimentare, giocare e rielaborare senza sentirsi minacciata.

Inoltre, un libro può agire come catalizzatore di cambiamento: offrire nuove prospettive, mettere in discussione convinzioni rigide, aprire domande esistenziali.

Leggere, infatti, permette al lettore di rivedere la propria storia, di immaginare sviluppi alternativi, di attribuire nuovi significati a eventi passati.

Non è il testo in sé a essere terapeutico, ma l’incontro tra il testo e il momento di vita del lettore. In questo senso, la lettura diventa un processo dinamico, capace di accompagnare trasformazioni profonde.

 

E proprio perché ciò che può diventare terapeutico è l’incontro tra il testo in senso stretto, il momento di vita della Persona e il contesto in cui questo incontro avviene, nella prossima puntata faremo uno zoom proprio su come funziona in pratica la libroterapia.  

 

Intanto ti lascio sempre qualche spunto se vuoi approfondire.

- “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”, di E. Berthoud e S. Elderkin.

- “Crescere con i libri. Rimedi letterari per mantenere i bambini sani, saggi e felici”, di E. Berthoud e S. Elderkin.

- “Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l'anima”, di M. Silvera.

 

- “Libroterapia due. Un nuovo viaggio nell'universo dei libri, perché leggere salverà il mondo”, di M. Silvera.

 

 

 

 

Un caldo benvenuto a chi è approdato per caso su questa pagina e a chi ci è arrivato di proposito, insieme ad un grosso arrivederci a chi vorrà tornare a trovarmi.