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Quando un libro può salvarti la vita

Il potenziale terapeutico della lettura

Nello scorso articolo ci siamo lasciati con la conclusione che è terapeutico l’incontro tra il testo scritto, il momento di vita di una data Persona e il contesto in cui questo incontro avviene.

E riparto proprio da qui per darti dei doverosi chiarimenti: potremmo essere tentati di “banalizzare” (e, di conseguenza, liquidare) la libroterapia vedendola solo come una sorta di “leggi un libro che ti passa!.

Questa è una visione molto pericolosa che non solo svilisce il senso di un lavoro puntuale e pensato, ma ci può indurre a fare anche della lettura il solito “fenomeno da baraccone” da postare sui social, colludendo con il mordi e fuggi quotidiano che segue in velocità mode e costumi altrettanto passeggeri.

Fare biblioterapia è, invece, ben altro e, come vedremo, chiama in causa processi complessi che non devono essere liquidati in maniera superficiale.

 

Non tutti i libri, non in ogni momento

 

Per prima cosa diciamo che non tutti i libri sono adatti a tutti, e non in ogni fase della vita.

Un aspetto essenziale della libroterapia, infatti, è il rispetto dei tempi. Ci sono momenti in cui la lettura può risultare troppo impegnativa, o addirittura amplificare il dolore. In altri casi, può diventare una forma di evitamento: si legge per non sentire, per non affrontare.

Per questo motivo, la libroterapia – soprattutto in ambito clinico – richiede attenzione, gradualità e, quando possibile, accompagnamento professionale.

Infatti, uno dei principali fraintendimenti sulla libroterapia è l’idea che basti consigliare un libro per ottenere un effetto terapeutico. In realtà, come già visto, ciò che rende terapeutica la lettura non è solo il testo, ma la cornice in cui viene proposto.

Un altro falso mito è che la libroterapia possa sostituire la psicoterapia. Al contrario, la lettura è uno strumento di supporto che arricchisce il lavoro clinico, ma non lo rimpiazza. In alcuni casi, può addirittura non essere indicata, ad esempio nelle fasi di acuzie emotiva.

 

Lettura e setting clinico

 

La libroterapia non è una tecnica miracolosa.

I libri non curano da soli, ma possono accompagnare, sostenere e dare senso. In un percorso psicologico, la lettura diventa un ponte tra esperienza emotiva e parola, tra solitudine e relazione.

Usata con consapevolezza, la libroterapia restituisce ai libri il loro ruolo più antico: essere compagni di viaggio.

In ambito clinico, la lettura non va intesa come intervento generalizzato, ma come "dispositivo terapeutico flessibile". Il testo non cura in sé: è la relazione tra paziente, testo e terapeuta a produrre significato.

La proposta di lettura deve essere sempre calibrata sul funzionamento del paziente, sul momento del percorso e sugli obiettivi terapeutici.

Il terapeuta valuta attentamente quale libro proporre, a chi e in quale momento del percorso. Un testo troppo intenso può risultare travolgente; uno troppo distante, inutile. La scelta è sempre individuale, mai standardizzata.

Il ruolo del terapeuta è anche quello di aiutarti ad integrare ciò che emerge dalla lettura, collegandolo alla tua storia personale e al lavoro in seduta.

Ma come, nello specifico, la lettura può essere un valido strumento di aiuto nella stanza di terapia?

Inserita consapevolmente nel percorso terapeutico, la lettura può favorire simbolizzazione, regolazione emotiva e trasformazione del Sé. Il libro diventa così un alleato del processo terapeutico, capace di aprire spazi di senso là dove le parole, da sole, faticano ad arrivare.

Ed ecco la prima funzione clinica della lettura, quella della mediazione. Il testo diventa il terzo elemento nella relazione tra te e il terapeuta, riducendo le difese e favorendo una comunicazione meno minacciosa.

Ancora, la lettura in terapia può avere una funzione di rispecchiamento: leggendo puoi riconoscere parti di te nei personaggi, facendo emergere contenuti emotivi difficili da verbalizzare direttamente.

Nella terapia la lettura ha anche una funzione di simbolizzazione, nel senso che attraverso metafore e narrazioni, puoi dare forma simbolica a vissuti confusi o dolorosi.

Infine, la lettura in terapia assume anche una funzione regolativa perché può aiutarti nella modulazione emotiva, offrendo contenimento e distanza psicologica.

Tutto questo è possibile e auspicabile se la lettura viene integrata nel lavoro che si fa in terapia; se viene usata per monitorare le risonanze emotive che suscita in te e per esplorare i vissuti vari che attiva mettendoli in relazione con la tua vita.

A questo punto, probabilmente, la domanda che potrebbe sorgerti spontanea è: << ma devo fare per forza psicoterapia per sfruttare il potere curativo dei libri? >>. La risposta è …. NI!

 

Libroterapia fuori dalla stanza

 

Come già ribadito il contesto della psicoterapia è un contesto “protetto” che facilita tutta una serie di condizioni e ti accompagna nel lavoro che fai dentro di te. Va da sé, però, che non tutti possono o vogliono intraprendere un percorso di questo tipo, anche solo per il fatto che non hanno particolari sintomi o difficoltà nella loro vita.

In questo senso, i libri possono certamente essere usati per “leggerci dentro” e ascoltarci di più, in un’ottica di crescita personale e consapevolezza che può prescindere dalla psicoterapia in senso stretto.

E, in fondo, l’obiettivo di questa serie di articoli che ti sto condividendo è proprio questo: darti degli spunti di lettura che siano in qualche modo “ragionati” e pensati per la tua crescita personale.

Infatti nei prossimi articoli toccheremo delle aree ben precise, introducendo degli “stimoli libreschi” collegati, in modo da farti fare una sorta di viaggio letterario all’interno di te.

Ti presenterò delle schede di lettura divise per tematiche nelle quali ti proporrò dei titoli di testi di narrativa che potrebbero toccare certe “corde dell’anima” in merito al tema scelto.

Ovviamente uso il condizionale proprio perché non essendo un percorso di terapia cucito ad hoc su ognuno, cercherò di selezionare dei testi che toccano certi aspetti in maniera generale, poi sarai tu a vivere in prima persona cosa dicono a te nello specifico e quali corde fanno risuonare.

In questo senso, per rendere la lettura realmente terapeutica, è utile accompagnarla con una scheda “post lettura”: può aiutarti a riflettere, a collegare e integrare ciò che hai letto per usarlo poi nel tuo lavoro di crescita interiore.

 

Sperando di farti un bel regalo, ne ho creata una per te e te la metto qui sotto. 

 

 

Nel salutarti, ti lascio qualche titolo utile se vuoi approfondire:

- “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”, di E. Berthoud e S. Elderkin.

- “Come in un romanzo. Viaggio nella libroterapia”, di B. Venturini.

- “Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l'anima”, di M. Silvera.

  

 

 

 

 

 

 

 

 

Un caldo benvenuto a chi è approdato per caso su questa pagina e a chi ci è arrivato di proposito, insieme ad un grosso arrivederci a chi vorrà tornare a trovarmi.